CLIL 2.0

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Il volume si pone come una guida teorica e pratica alla metodologia CLIL, sottolineando l’importanza che essa assume nella formazione dei discenti nella loro globalità: non solo come alunni e studenti ma, soprattutto, come esseri umani completi e complessi che sono chiamati a vivere e ad agire in una realtà ugualmente articolata ed eterogenea. CLIL 2.0 – Sviluppi e percorsi, infatti, in parte rielabora, successivamente sviluppandoli, i fondamenti della metodologia, ponendo talvolta in discussione alcune delle nozioni e categorizzazioni che sono state introdotte in questo ambito, al fine di approfondire e sviluppare la concezione stessa del CLIL e delle possibilità che esso apre. Il percorso delineato in questo lavoro offre altresì interessanti esemplificazioni pratiche, ritenute particolarmente significative e utili per l’elaborazione di un approccio che possa essere condivisibile da chi intende cimentarsi in percorsi di questo tipo.

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Descrizione

Il termine CLIL – acronimo notoriamente corrispondente al Content and Integrated Learning (ossia l’apprendimento integrato di lingua e contenuto) – è stato creato nel 1994 all’interno della Commissione Europea, a seguito a un’ampia discussione a livello internazionale, guidata da esperti della Finlandia e dei Paesi Bassi, avente lo scopo di individuare metodologie e tecniche utili al raggiungimento e all’estensione dell’eccellenza nell’apprendimento delle lingue nei vari istituti di istruzione.
Inizialmente, secondo Marsh, l’approccio CLIL aveva sia delle finalità politiche – basate sul fatto che la mobilità in tutta l’Unione Europea richiedeva livelli più alti di competenze linguistiche – sia finalità educative, influenzate da importanti iniziative bilingue. Fra queste, si ricorda per esempio l’esperienza canadese che, negli anni Settanta e Ottanta del ventesimo secolo, ha visto la creazione di programmi di insegnamento in immersione, che consistevano nel definire, e in alcuni casi adattare, gli approcci esistenti degli insegnamenti linguistici in maniera tale da fornire un numero elevato di studenti con alti livelli di competenze linguistiche.
Ormai da diversi anni, l’insegnamento di lingue ha un posto ben definito nelle raccomandazioni comunitarie in ambito educativo, e nonostante in certi casi si riscontri ancora una (più o meno) velata ‘opposizione’ alla realizzazione di corsi CLIL, in diversi paesi europei questo approccio è stato gradualmente accettato.
Indubbiamente, uno dei primi testi legislativi relativi alla cooperazione europea in materia di CLIL è la Risoluzione del Consiglio del 1995, che fa riferimento alla promozione di metodi innovativi e, in particolare, all’ ‘insegnamento, in una lingua straniera, di discipline diverse dalle lingue nelle classi in cui si impartisce l’insegnamento bilingue .
Sempre nel 1995, nel Libro bianco sull’educazione e la formazione (Insegnare e apprendere – Verso la società cognitiva), la Commissione europea poneva l’accento sull’importanza di idee innovative e di pratiche più efficaci per aiutare tutti i cittadini dell’Unione Europea a conoscere almeno tre lingue europee.
Tra queste, secondo la Commissione, fondamentale appariva l’opportunità di trasformare, nelle scuole europee, la prima lingua straniera appresa in ‘lingua di insegnamento di talune materie nella scuola secondaria’ .

 

MICHELA CANEPARI ha ottenuto un Dottorato di ricerca in letteratura inglese presso l’Università del Sussex (Regno Unito) e ora lavora come Professore Associato di Lingua e Traduzione Inglese presso l’Università di Parma. I suoi principali interessi di ricerca spaziano dalla traduzione (interlinguistica, intersemiotica, culturale e postcoloniale) alla discourse analysis, la sociolinguistica e la psicolinguistica. Fra le sue pubblicazioni, si ricordano i volumi Word-Worlds (2002); Old-Myths – Modern Empires (2005), An Introduction to Discourse Analysis and Translation Studies (2011), Viaggio intersemiotico nel linguaggio della scienza (2013), Linguistica, lingua e traduzione (2016) e Working with Linguistics (2017).