La pesca in Campania e Sicilia

Nonostante le numerose pubblicazioni, non si può dire che la pesca nelle acque del Mediterraneo sia stata oggetto di studi paragonabili, per ampiezza e profondità di temi, a quelli del Mare del Nord. Le ragioni sono molteplici e molteplici le conseguenze.

(Licosia, 2018 – Spazi mediterranei)

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Descrizione

Nel Mediterraneo la pesca non ha mai avuto una rilevanza paragonabile a quella dei paesi dell’Europa settentrionale, nonostante la maggiore estensione delle terre che si affacciano su di esso. Proprio per questo motivo il mare doveva dare nutrimento a un numero di persone maggiore e non proporzionale alla produzione. Per di più, come ci insegna Braudel, il Mediterraneo non è quel lago quasi immobile, come appare agli sprovveduti, bensì un mare infido nel quale la tempesta sopraggiunge senza quasi alcun preavviso. Il pesce, per un numero esorbitante di persone, doveva essere preso nelle vicinanze della costa, presso il porto nel quale riparare al più presto nel caso ci fosse stata necessità. Allontanarsi non era consigliabile anche per un altro motivo. Il clima del Mediterraneo non consentiva una conservazione anche solo temporanea del pescato neppure tramite salagione. Quindi si doveva pescare a poca distanza da una costa che era sempre più sfruttata. Di qui l’impoverimento dei fondali e la conseguente gelosia di mestiere, che toglieva ogni connotazione sociale a quest’attività. Il pescatore accoglieva sulla sua barca solo figli e gente fidata. Imparava presto a triangolare per determinare esattamente il luogo dove aveva trovato una secca particolarmente pescosa e a nessuno mai avrebbe svelato il suo segreto.

La pesca nel Mediterraneo non consentiva guadagni che da soli avrebbero potuto affrancare una famiglia dal bisogno. Era soggetta agli stessi ritmi imposti alla navigazione dall’alternarsi delle stagioni, per cui in “inverno”, cioè da ottobre a marzo, non era quasi praticata. Si dovevano trovare altri lavori, che la affiancassero non soltanto quando le barche sulla spiaggia, poggiate su una murata, attendevano una nuova calafatura per rituffarsi in mare, ma anche in estate. “Un piede nella barca e uno nella vigna” recita la celebre frase di Del Treppo citata dalla Sirago. Ma non bastava. Bisognava avere anche un piede nel bosco per fare legna e carbonella, un piede nella campagna per raccogliere il seminato ed erbe spontanee, un piede sui pendii di qualche collina per custodire pecore o capre, un piede che con l’altro rincorreva la preda da cacciare, e anche un piede in qualche stamberga per lo svolgimento di varie attività manifatturiere. Nel complesso il pescatore svolgeva un numero indefinito di attività che non consentiva sosta alcuna se non quelle, spesso neanche osservate, delle feste comandate.

 

Franca Pirolo è ricercatrice presso il Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università degli Studi di Catania dove insegna Storia Economica e Storia del Pensiero Economico. E’ autrice di tre monografie: La Transumanza in Basilicata in Eta’ Moderna: Tratturi Masserie Reintegre, (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2005); L’industria conciaria Italiana tra tradizione e innovazione. Il caso della fabbrica Buonanno a Solofra tra Ottocento e Novecento (Rubbettino, Soveria Mannelli (CS) 2011); Tabacco e tabacchine a Pontecagnano attraverso la storia della Società Agricola Industriale Meridionale (Plectica Ed., Salerno 2012) oltre a numerosi saggi sui rapporti tra il Regno di Napoli, le potenze barbaresche e il Mar Nero.

Maria Sirago, insegnante di italiano e latino in pensione dal 2017 è socio del Laboratorio di Storia Marittima e Navale (NavLab) di Genova, della Società Italiana di Storia Militare, della Società Italiana degli Storici dell’Economia e delle Società di Storia Patria di Napoli e Salerno.  E’ autrice di numerosi saggi e monografie di storia marittima, tra le quali: Le città e il mare, Economia politica, politica portuale, identità culturale dei centri costieri del mezzogiorno moderno (ESI, Napoli 2004); Matilde Serao e il “saper vivere marino”. La balneazione a Napoli tra Ottocento e Novecento (La Quercia ed., Napoli 2010); La scoperta del mare. La nascita e lo sviluppo della balneazione a Napoli e nel suo golfo tra ‘800 e ‘900 (Edizioni Intra Moenia, Napoli 2013) e Gente di mare. Storia della pesca sulle coste campane, (Edizioni Intra Moenia, Napoli 2014).

Rosario Lentini è autore di diversi saggi di storia economica siciliana sui temi della nascita della borghesia mercantile e imprenditoriale, di storia della pesca e dell’industria vitivinicola. E’ autore di numerose pubblicazioni tra le quali per l’editore Sellerio: L’età dei Florio, con Romualdo Giuffrida (1985); Economia e storia delle tonnare di Sicilia (1986); La presenza degli Inglesi nell’economia siciliana (1987); Una nuova cultura del vino (1990); Favignana nell’800: architetture di un’economia, nel volume della Soprintendenza dei BB.CC.AA. di Trapani (2008); La rivoluzione di latta. Breve storia della pesca e dell’industria del tonno nella Favignana dei Florio (2013) e L’invasione silenziosa. Storia della Fillossera nella Sicilia dell’800 (2015).

 

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