29 Novembre 2019
Curatore: Maurizio Griffo
Editore: Licosia
Anno edizione: 2019
Pagine: 248 p., Brossura
27 Novembre 2018
Editore: Licosia
Collana: Filosofia & sociologia
Anno edizione: 2018
Pagine: 294 p., Brossura
EAN: 9788899796761
Di professione sono un giurista. Ho incontrato il pensiero di Rousseau nei miei studi sull’eguaglianza. Mi ha aiutato a comprendere come l’eguaglianza non sia uno dei limiti del potere, una delle molte garanzie a tutela di chi al potere è soggetto, ma quasi architrave di una democrazia, principio di struttura che ne condiziona l’esistenza.
Mi sono poi appassionato alla sua prosa, ai suoi paradossi, al suo sforzo di collocare le istituzioni politiche nella effettiva vita dell’uomo. Rousseau è divenuto così un interlocutore abituale tutte le volte che ho cercato di trascendere, anche nel silenzio dei miei studi, i problemi strettamente interpretativi e mi sono interrogato sul senso, sul valore, sui limiti di “tenuta” di una democrazia, oltre che sulle regole essenziali del suo funzionamento. Non sempre ho condiviso tutto quel che il nostro autore sostiene ma sempre ho trovato nel suo pensiero i punti di orientamento, le idee-limite necessarie ad una valutazione del “quotidiano” che voglia essere scientificamente rigorosa.
È nato così il mio desiderio di impegnarmi nella ricostruzione di una parte non secondaria del pensiero rousseauviano che è quella, appunto, politica e istituzionale. Cui, del resto, più volte mi sono già cimentato in questi anni mediante contributi di cui darò conto. Ma, forse, è ora giunto il momento di “tirare le somme” con un contributo che voglia essere sul punto se non esaustivo almeno completo.
Augusto Cerri
18 Dicembre 2017
“Questo libro è una miniera” (ANGIOLO BANDINELLI)
“I filosofi, i politici e gli scrittori del Novecento che negli anni più bui della civiltà euro-atlantica hanno difeso contro i totalitarismi del ‘secolo breve’ – comunismo e fascismo – i valori della libertà politica e dell’umana dignità” (DINO CONFRANCESCO)
“Galleria di personalità variamente controcorrente, di intellettuali ( e non solo) variamente ‘inorganici’ – e proprio per questo, scomodi – che, anzitutto, riscattano fortemente il Novecento dalle etichettature (giustificate, ma riduttive) di secolo dei totalitarismi e dei genocidi di massa” (FABRIZIO FEDERICI)