Di rado gli editori accademici discutono pubblicamente l’economia del proprio lavoro; il risultato è che docenti e ricercatori — che pure amministrano fondi pubblici soggetti a rendicontazione — trattano al buio una materia che meriterebbe la stessa trasparenza di ogni altra procedura scientifica. Questa pagina espone il quadro: come si forma il costo di una monografia, quali modelli economici governano l’editoria di ricerca in Italia e in Europa, quali riferimenti documentati esistono, e secondo quali buone pratiche il costo va coperto — con i fondi istituzionali, nelle forme che le amministrazioni universitarie richiedono.
Una monografia scientifica è il prodotto di lavorazioni distinte, ciascuna con un costo identificabile: la valutazione scientifica (che negli editori seri non è mai una voce di prezzo: il referaggio non si acquista, e la sua indipendenza è la condizione di valore dell’intero processo); la lavorazione redazionale — editing, impaginazione, correzione delle bozze; la produzione — progetto grafico, stampa e tiratura, o edizione digitale; gli identificatori e i depositi — ISBN, DOI, deposito legale; la distribuzione — librerie, store, biblioteche universitarie, repertori dell’accesso aperto; la conservazione e la promozione nel tempo. Un preventivo professionale espone queste voci separatamente, al netto dell’IVA: è il formato che le amministrazioni universitarie richiedono per le proprie procedure di spesa, ed è anche il solo che renda i costi confrontabili.
Il primo modello è l’edizione sostenuta dal mercato: l’editore investe sul volume confidando nelle vendite; è il regime dei titoli con pubblico ampio. Il secondo è il contributo alla pubblicazione: un ente — dipartimento, progetto di ricerca, fondazione — concorre ai costi dell’edizione; è la prassi più diffusa per la saggistica di ricerca italiana, disciplinata dai regolamenti di spesa degli atenei. Il terzo è l’accesso aperto nella forma del Book Processing Charge: l’edizione digitale nasce liberamente accessibile e i costi sono coperti una volta per tutte da un contributo dichiarato, rendicontabile nei progetti europei dove l’apertura è spesso obbligatoria. Il quarto è il modello diamond delle university press, in cui l’istituzione copre i costi e né autore né lettore pagano. Esiste infine la via dell’embargo: edizione commerciale e apertura differita. Nessuno di questi modelli è di per sé più «serio» degli altri: la serietà sta nella separazione tra valutazione scientifica e condizioni economiche, e nella trasparenza di queste ultime.
I punti fermi pubblicamente verificabili sono pochi e per questo preziosi. Firenze University Press — l’unico editore italiano con un listino pubblico — indica un BPC di 2.500 euro oltre IVA per la monografia open access standard, comprensivo di edizione digitale aperta, eBook, cartaceo e copie d’autore, con l’alternativa dell’embargo di 18 mesi senza contributo. Per l’accesso aperto di FrancoAngeli, fonti specializzate documentano contributi di 1.000–1.200 euro per opere già impaginate. Edizioni Ca’ Foscari espone una tariffa dell’ordine di 8 euro a pagina, ridotta per gli autori interni. Sul versante della copertura, i regolamenti dipartimentali documentati collocano i contributi tipici tra i 1.000 euro (Catania), i 1.500 (Macerata, Cosenza), i 3.000 (Palermo, Misura C) e i 4.000 euro (alcuni dipartimenti milanesi): è la fascia in cui l’economia reale della monografia italiana si muove. I grandi editori commerciali non pubblicano invece alcun riferimento: il contributo esiste, ma si determina in trattativa riservata — una prassi legittima, che tuttavia lascia il docente privo di termini di confronto.
La regola che ordina l’intera materia è che il costo della pubblicazione scientifica si copre con i fondi istituzionali disponibili — la dotazione individuale di ricerca, il fondo di dipartimento, il bando interno, il canale esterno — e non con le risorse personali dell’autore. Ne discendono le buone pratiche operative: prima della trattativa si ricognisce la copertura (la nostra guida documenta i canali di 38 atenei e 46 bandi esterni); il preventivo si chiede analitico e al netto dell’IVA, nel formato che la segreteria amministrativa dovrà istruire; si verifica che l’editore operi secondo i requisiti delle amministrazioni pubbliche — fatturazione elettronica con CIG, regolarità contributiva, nessun pagamento anticipato, dato che numerosi regolamenti dispongono l’erogazione solo a pubblicazione avvenuta. Dove il volume esce in una collana referata, molti regolamenti riducono a uno i preventivi richiesti: un vantaggio procedurale che discende, non a caso, da una garanzia scientifica.
Non pubblichiamo un listino unico, per una ragione di metodo: ogni progetto ha foliazione, apparati, tirature e vie di accesso proprie, e soprattutto ogni autore ha un quadro di copertura proprio — è su quello che la soluzione editoriale si costruisce. Ci impegniamo invece, per iscritto, sul processo: la valutazione scientifica precede ed è indipendente da ogni discorso economico; il preventivo analitico, voce per voce e al netto dell’IVA, viene emesso entro 48 ore dalla richiesta, accompagnato dall’indicazione dei canali di copertura attivabili nel caso specifico; la fatturazione avviene nelle forme richieste dalle amministrazioni, senza anticipi. È il modello delle migliori university press europee, applicato da una casa editrice indipendente.
Per la variabilità dei progetti e per una consuetudine di trattativa riservata. La conseguenza, però, è l’asimmetria informativa a danno di chi amministra fondi pubblici. Il correttivo non è necessariamente il listino: è il preventivo analitico, che rende ogni costo identificabile e confrontabile, e la separazione dichiarata tra valutazione ed economia.
Sì, in tre forme: le university press in regime diamond, i volumi sostenuti dal mercato, e — la più rilevante nella pratica — le edizioni il cui contributo è interamente coperto dai fondi istituzionali. Quest’ultima è la normalità cui tendere: il costo esiste, ma non grava sull’autore.
Lo è alla condizione che le migliori pratiche internazionali rendono esplicita: la valutazione scientifica deve precedere ed essere indipendente dal contributo. Firenze University Press dichiara pubblicamente che le spese di pubblicazione «non sono in alcun modo correlate al processo decisionale editoriale»; è lo stesso principio del nostro processo, in cui il referaggio può respingere — ed è questa possibilità a dare valore all’accoglimento.
Le voci separate — redazione, produzione, identificatori, distribuzione, eventuale BPC, copie d’autore — al netto dell’IVA, con tempi e condizioni di pagamento coerenti con i regolamenti universitari (nessun anticipo, fatturazione elettronica con CIG). Due segnali contrari: il prezzo «a corpo» indistinto e il referaggio presentato come servizio a pagamento.
Dopo l’esito positivo del referaggio, sulla base del progetto e del quadro di copertura dell’autore: il preventivo analitico arriva entro 48 ore, con l’indicazione dei fondi attivabili. La valutazione della proposta è gratuita e la prima risposta entro 7 giorni.
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