Il pensiero politico di Rousseau

Di professione sono un giurista. Ho incontrato il pensiero di Rousseau nei miei studi sull’eguaglianza. Mi ha aiutato a comprendere come l’eguaglianza non sia uno dei limiti del potere, una delle molte garanzie a tutela di chi al potere è soggetto, ma quasi architrave di una democrazia, principio di struttura che ne condiziona l’esistenza.

Mi sono poi appassionato alla sua prosa, ai suoi paradossi, al suo sforzo di collocare le istituzioni politiche nella effettiva vita dell’uomo. Rousseau è divenuto così un interlocutore abituale tutte le volte che ho cercato di trascendere, anche nel silenzio dei miei studi, i problemi strettamente interpretativi e mi sono interrogato sul senso, sul valore, sui limiti di “tenuta” di una democrazia, oltre che sulle regole essenziali del suo funzionamento. Non sempre ho condiviso tutto quel che il nostro autore sostiene ma sempre ho trovato nel suo pensiero i punti di orientamento, le idee-limite necessarie ad una valutazione del “quotidiano” che voglia essere scientificamente rigorosa.

È nato così il mio desiderio di impegnarmi nella ricostruzione di una parte non secondaria del pensiero rousseauviano che è quella, appunto, politica e istituzionale. Cui, del resto, più volte mi sono già cimentato in questi anni mediante contributi di cui darò conto. Ma, forse, è ora giunto il momento di “tirare le somme” con un contributo che voglia essere sul punto se non esaustivo almeno completo.

 

Augusto Cerri

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Descrizione

Rousseau è un fenomeno storico, umano, culturale che può essere analizzato anche per sè, con diverse prospettive, e il suo pensiero è vario e complesso, coinvolgendo tematiche di filosofia generale, di filosofia politica, di psicologia sociale, di sociologia ante litteram. La presente ricerca, curata da un giurista di professione, vuole analizzare i contenuti del suo pensiero politico e istituzionale, sovente frainteso, avvalendosi di ogni strumento utile, testuale e sistematico, oltre che di elementi di contesto storico, sociale, economico e di storia personale, utilizzati in questa precisa prospettiva.

Si tratta di un pensiero combattente, di latente radicalità che, sulla scia di una vita indiscutibilmente tempestosa e sofferta, ci consegna, infine, al di là di apparenti contraddizioni, un messaggio coerente che, pur radicato in un contesto di partenza qualche volta limitante ma sempre suggestivo e utile a illuminarlo, si proietta nel tempo attuale e nel futuro. Si parla di eguaglianza, democrazia, forze interne ed esterne che la ostacolano, federalismo, condizioni di una pace universale, di impegno civile, interazione sociale e anche di libertà.

Il pensiero è sempre lucido e realistico, la passiamo umana ci coinvolge.

 

Augusto Cerri, Professore emerito di Istituzioni di diritto pubblico e Giustizia costituzionale presso l’Università di Roma “La Sapienza”. In precedenza, dopo essere entrato in magistratura nel 1970, ha collaborato con il giudice costituzionale Leopoldo Elia e, vincitore di concorso a cattedra nel 1980, ha insegnato presso l’Università di Trieste, la Scuola superiore della P.A. e l’Università di Roma “La Sapienza”. I suoi temi di ricerca si estendono al principio di eguaglianza, alla ragionevolezza, ai giudizi costituzionali, al pluralismo giurisdizionale nel sistema giuridico globale, oltre a imparzialità, buon andamento e indirizzo politico nella P.A.