Democrazia moderna

Se si volesse ridurre ad un solo elemento essenziale la nozione di democrazia, si potrebbe dire che questa è la deconcentrazione e la diffusione di tutte le forme di potere.

 

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Descrizione

 

Il cercopiteco verde, scimmia africana, quando percepisce un comportamento remissivo da parte di un suo simile beneficia di un innalzamento del livello di serotonina, ormone che stimola sensazioni di benessere e felicità. I maschi dominanti godono quindi di una gratificazione che altri membri del branco a loro subordinati non hanno. Come le scimmie antropomorfe, l’uomo vive in complesse società organizzate gerarchicamente, dove la sopravvivenza dipende dalla capacità di inserirsi in una rete di relazioni sociali. Anche per l’uomo vale il rapporto fra serotonina e posizione sociale: uno studio ha rilevato che il livello di questo neurotrasmettitore, nei capi delle associazioni studentesche, è superiore del 25% rispetto a quello presente nell’organismo degli altri semplici associati.

Per la coesione di ogni gruppo si sviluppano forme di soggezione ma, poiché il potere gratifica, è probabile che esso sia usato da chi comanda per procurare la propria soddisfazione a discapito di quella altrui. I sistemi politici possono essere assai diversi, secondo che privilegino il benessere di pochi o di molti membri della collettività. Nell’antichità, tutti appartenevano al primo tipo fino a 

quando nell’Ellade ne nacque uno che non aveva certo la funzione di innalzare i livelli di serotonina dei governanti: la democrazia. Anche oggi questa non avrebbe lo scopo di favorire i pochi a danno dei molti. Di fatto, però, è iniziato un processo di erosione dell’efficacia di istituzioni, finalizzate ad evitare le concentrazioni oligarchiche contro gli inermi, ma ormai diventate vuote forme piegate, e citate retoricamente, dai potenti per i loro fini.

Anche i valori che fondavano gli istituti democratici sono richiamati per le esigenze dei forti. Il concetto di libertà, nato come protezione contro l’arbitrio di chi comanda, viene paradossalmente usato per giustificare prepotenza e privilegi. Né questi sono efficacemente contrastati dal principio di uguaglianza, che stava alla base dell’azione congiunta di democrazia e mercato. Oggi le disparità di reddito e di ricchezza, insieme alle differenze di informazione, di status sociale, di istruzione, permettono sempre più a pochi di avere autorità e potere su molti.


ARNANDO MIGLINO, docente a contratto presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza”, avvocato cassazionista, è autore di diversi saggi su temi di diritto pubblico.

 

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