Che fare del PD?

Scrivere un libro sul PD senza nominare Zingaretti, Martina, Minnitti e senza parlare del “carattere” di Renzi, si può fare? L’autore ci prova raccontando la comunità politica, l’organizzazione e il cambiamento. L’obiettivo è quello di tornare a “pensare la politica” attraverso lo strumento che la nostra Costituzione ci mette a disposizione: il partito.

Riccardo Nocentini è stato segretario dei Democratici di Sinistra e poi sindaco nel comune di Figline Valdarno. Ha fatto parte della segreteria del PD Toscana. Da un po’ non ricopre incarichi e scrive. Laureato in Scienze politiche e in Filosofia, ha conseguito un master in Management pubblico ed è un funzionario della Regione Toscana. Sposato con Valentina e babbo del piccolo Niccolò, tutte le mattine prima di andare al lavoro porta fuori il bassotto Platone.

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Descrizione

“Della crisi in cui si trova il Partito democratico, l’esito elettorale dello scorso 4 marzo è solo la prova più recente ed evidente, lo sbocco inesorabile di una lunga fase in cui si è persa – e mi riferisco alla sinistra tutta – la capacità non solo di immaginare un mondo diverso, ma anche di “stare dentro” le aspettative, le ansie e le paure crescenti delle persone. Eppure il PD era nato – volendo essere quel tipo di “partito pensante” cui Nocentini fa riferimento – proprio per questo. Era nato non certo per essere la fine della storia della sinistra, come qualcuno temeva, ma al contrario la sua nuova dimensione. Non venivano meno una visione, un’idea di società o il perseguimento di grandi obiettivi, ma si faceva largo la ricerca di strumenti nuovi e concreti per rispondere ai compiti identitari proprio della sinistra: ridurre le disuguaglianze, creare le condizioni per assicurare le stesse chances per ognuno, sostenere chi da solo non ce la fa e offrire strumenti e opportunità a chi ha talento e vuole riuscire, far sì che la libertà sia di tutti e non di pochi.”

Dalla Prefazione di Walter Veltroni

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