“Che fare del PD?” Il dibattito: Pietro Rubellini

“Che fare del PD?” Il dibattito: Pietro Rubellini

La crisi dei modelli classici di rappresentanza collettiva di idee ed interessi che ha coinvolto partiti, associazioni e sindacati, ha portato ad una riflessione generale su nuovi metodi di aggregazione ed alla emersione di strumenti inediti. Potremmo usare l’anglismo “cyberparty” per indicare il Movimento 5stelle (almeno quello degli albori) e  riconoscere la piattaforma Rousseau come uno di questi strumenti nuovi. Ma anche questo nuovo schema di partito sta rapidamente mostrando falle. Anche il partito “becero” della Lega potrà avere successo in questa fase di protesta, addirittura europea, contro le politiche dei partiti del mainstream ma alla lunga dovra misurarsi con un necessario cambiamento dei toni nel momento di necessari accordi sulle politiche fattive. Nocentini con questo libro non ci fornisce  un’altra mirabolante nuova ricetta ma cerca di andare alle radici della crisi scoprendo o forse solo “riscoprendo” ciò che dovrebbe fare un partito: pensare. Il partito “pensante” é indipendente dallo strumento organizzativo attraverso cui si manifesta perché, come afferma Nocentini, “si organizza sulla base del pensiero che esprime” e “crea valore pubblico nella rete sociale”. E’ evidente che con questi presupposti il partito “pensante” è un partito che focalizza la propria azione sul “portare” il pensiero collettivo di coloro che rappresenta e credo che questa, pur nella sua agghiacciante semplicità, sia la vera formula salvifica di Nocentini non solo per il Pd ma per il sistema di rappresentatività partitica nel suo complesso.

Pietro Rubellini, già direttore generale della Città Metropolitana di Firenze, è attualmente direttore del Consiglio Comunale di Firenze.