“Che fare del PD?” Il dibattito: Michele F. Fontefrancesco

“Che fare del PD?” Il dibattito: Michele F. Fontefrancesco

“Che Fare del PD?” è un contributo prezioso in un momento delicato, come è la fase congressuale in corso in un frangente storico di complessiva trasformazione della scena pubblica. Affronta il tema del ripensamento del partito, quale istituzione sociale, partendo da un approccio organizzativo mai banale. Il contributo, infatti, implicitamente mette in discussione la percezione, profondamente radicata nell’elettorato italiano, del Partito quale sorta di moloch sociale, aprendo la riflessione sulle prassi sociali e culturali che devono essere all’interno di un’organizzazione che mira ad essere soggetto rappresentativo e maggioritario nel Paese nel soddisfacimento dei bisogni sociali, di salute, e di indirizzo.

La prosa di Nocentini mette in chiaro il tema delle regole comunitarie che la collettività che si identifica con “il partito” deve avere. In tale direzione, implicitamente il contributo decostruisce l’immaginario del partito in quanto entità in sé, di fatto separata dal corpo dei suoi iscritti, e evidenzia come il partito non esiste senza di essi. La parte II del volume è quella più preziosa perché mette in chiara luce come per essere funzionale ad un percorso democratico di un Paese un/il partito debba esser struttura capace di indirizzare una discussione collettiva e la generazione di un pensiero corale e coordinato. Il disegno che porta alla teorizzazione del “partito pensante” è quella che si definisce quale comunità che si interfaccia con la complessità sociale, la analizza in senso introspettivo e propone quindi su base pragmatica una proposta d’azione ed un’azione trasformatrice.

La strada descritta è interessante perché, pur interrogandosi su dove si debba collocare ideologicamente il partito in relazione alle ideologie liberali e socialiste, propone un superamento dell’identità antagonista che ha caratterizzato la storia del soggetto politico e più in generale del centro-sinistra italiano dalle sue origini. Infatti, se l’identità è stata costruita profondamente legandosi allo spirito “anti-berlusconiano” e poi “anti-berlusconiano e grillino” e oggi “anti-grillino e salviniano”, oggi il semplice antagonismo non sembra dare né risposte né solide fondamenta. Inoltre, proponendo di fatto la ripresa di un ruolo proattivo e, positivamente, ideologico, nell’uso gramsciano del termine, si tratteggia una via per far del partito non una risposta ma una vera proposta politica e valoriale.

Questione irrisolta nel volume è il tema delle persone e dei partecipanti. Se il libro si può leggere come una proposta di nuove regole comunitarie, si aprono domande importanti circa chi possa accettare queste nuove regole, chi le debba accettare e soprattutto se abbia intenzione di accettarle. È questo il tema della riforma di una comunità partendo dal basso, quindi, inevitabilmente, da una condizione di svantaggio nella possibilità di obbligare la comunità ed i suoi leader al cambiamento. La proposta di Nocentini è forte della ragionevolezza ma deve far i conti con una comunità oggi solcata da personalismi, le cui dinamiche si leggono sempre più in relazione ai tempi e agli spazi delle amministrazioni pubbliche rispetto che a quelli della vita civile e della trasformazione culturale del Paese. In tal senso possono sorgere perplessità sull’efficacia della proposta e sulla sua effettiva implementazione. Indubbiamente, l’accoglimento di questa sarebbe sicuramente un passo avanti per permettere al partito di ritornare ad essere mondo vitale della società italiana. La domanda è se i membri e chi oggi ha funzione di gestione della comunità del partito abbia effettiva voglia di pensare in modo diverso il partito, mettendosi profondamente in gioco sapendo che questo vuole dire perdere forse oggi qualcosa per costruire una realtà più forte già domani.

Michele F. Fontefrancesco è sindaco di Lu e docente di Antropologia presso l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Torino.